I Chicago Bears ripartono da poche certezze e tante scommesse dopo un 2024-25 che passerà agli annali più per le vicende fuori dal campo che per le vicende in campo.
3 diversi offensive coordinator, 2 head coach e l’ennesimo QB “da sviluppare” non si sa bene come e nemmeno da chi. Ryan Poles affronta la offseason andando a prendere il primo coach sulla lista, conteso fra le franchigie più bisognose, quel Ben Johnson se non autore, sicuramente corresponsabile dell’esplosione offensiva di una squadra, i Lions, che da anni cercavano questa forma mentis e questo livello di gioco. 68 sack sono un indice palese di cosa funziona poco nella squadra, mentre come storicamente si registra la difesa si classifica 13° per punti concessi al netto di un calendario difficile e una offense che a tratti non rimane in campo che per pochi secondi (abitudine sempre dura a morire, per noi Orsi).
OFFENSE
Sebbene l’attacco dei Bears chiuda al 28° posto per punti segnati, sono incoraggianti le 3541 yard lanciate nel corso della stagione. Troppe volte abbiamo individuato le attenuanti del quarteback nel corso degli ultimi 20 anni, ma i lampi che Caleb Williams ha messo in mostra nel suo anno da rookie rimangono nette nelle menti di ogni tifoso, anche avversario. L’arrivo di Ben Johnson garantisce una mente offensiva fresca, dinamica, creativa: l’impatto con il ruolo di Head Coach avrà sicuramente qualche ripercussione sull’ex OC di Detroit, ma le mosse di questa offseason vanno sicuramente ad aiutarlo.
Come insegna Sandra Bullock, “il primo assegno che stacchi è per il mutuo, il secondo è per l’assicurazione“ e i Bears vanno a prendere Joe Thuney da Kansas, il miglior centro sulla piazza (Drew Dalman) e Jonah Jackson per andare a proteggere il capitale con il numero 18 sulle spalle. La presa di Ozzy Trapilo da ulteriore profondità nel reparto, anche se alcune indiscrezioni danno il talento in uscita da Boston addirittura nei 5 titolari visti gli ottimi risultati dei camp.
Se la trincea è stata così puntellata, il nuovo binomio Poles-Johnson non perde comunque di vista la air-raid, andando a prendere con la prima scelta il TE Colston Loveland, prodotto in uscita da Michigan con grande potenziale, che va ad affiancare il favorito di chi scrive, Cole Kmet.
La seconda scelta poi va a coprire la partenza di Keenan Allen con il talento di Missouri Luther Burden III che va ad aggiungersi a DJ Moore e Rome Odunze.
Un attacco aereo quindi molto giovane quanto talentuoso che dovrà rispondere “presente!” alla chiamata di un 2025 durissimo, con un calendario che la NFL posiziona al 2° posto per difficoltà nella NFL, dietro solo ai NY Giants.
Nel panorama offensivo però grandi aspettative sono rimaste deluse sulla posizione di RB -sicuramente alimentate dalla possibile scelta di Asthon Jeanty- che hanno portato ad critica eccessiva -almeno per chi vi scrive- nei confronti di De’Andre Swift, troppo spesso usato in malo modo e senza esaltare le sue qualità.
L’ex Eagles comunque ha messo su 6 Td e quasi 1000 yard, con altre 380 su passaggio: cifre non troppo criticabili, data la situazione.
Chiude il cerchio la rotazione di Swift e probabile futuro RB titolare Roschon Johnson, giocatore tosto, ground & pound, fondamentale sul corto (6 TD anche per lui su 55 portate).
DEFENSE
Sarà davvero interessante per noi tifosi vedere come i Bears vivranno un reparto storicamente forte, solido, quotato come il nostro in questa nuova visione della squadra votata all’attacco.
Dennis Allen, altro nome molto ben voluto dalla tifoseria in questa offseason (senza la presa di Johnson sicuramente si sarebbe scritto e letto molto di più sulla scelta del ex HC di New Orleans) va a prendere le redini di un reparto ben messo in campo anche nel periodo nero di Matt Eberflus, reo di aver praticamente vissuto la sua esperienza di HC come di un DC con il fastidio delle interviste a fine partita.
Due ottimi grandi inserimenti aprono e chiudono in pratica le transizioni estive, con le aggiunte di Grady Jarret e Dayo Odeyingbo che vanno a dare peso alla linea difensiva, forse il reparto più in difficoltà l’anno scorso, complice anche l’infortunio di Andrew Billings.
Con l’ex Falcons e l’ex Colts sul gridiron sicuramente ci saranno molti più varchi per Gervon Dexter -chiamato ad esplodere dopo un run-up che lo ha visto costantemente in miglioramento negli ultimi 2 anni- e per Montez Sweat, la vera stella di questa difesa, eche ha radicalmente ribaltato la situazione dal suo arrivo nel 2023. Shemar Turner, secondo giro da Texas, chiude una linea offensiva sicuramente interessante.
Il reparto LB è poco più che confermato con il capitano Tremaine Edmunds e con TJ Edwards ai quali verrà affiancato Ruben Hyppolite II, vero punto di domanda del draft, che ha lasciato più di una perplessità al momento della sua chiamata.
Chiudiamo con la secondaria che conferma gli elementi dell’anno scorso e con il fondamentale rientro di Jacquan Brisker, fuori dalla trasferta londinese contro Jacksonville per un trauma cranico sul quale non si è mai data una spiegazione o giustificazione per le molteplici assenze.
La firma del contratto di Spider-Man Gordon, elemento prezioso della secondaria, con la conferma di Jaylon Johnson, danno ai Bears un assetto sicuramente non sul livello della Legion of Boom, ma altrettanto preoccupante per ogni offense della lega.
SPECIAL TEAM
Solo la novità Devin Duvernay ha smosso la situazione degli special Team, con il talento Tory Taylor che ha mostrato al mondo il perchè i Bears lo hanno selezionato al 4° giro -naturalmente per “mondo” intendiamo tutti quelli che hanno un opinione oggettiva del football, che non coincidono evidentemente con la direzione che porta alla convocazione al Pro-Bowl- mentre Cairo Santos si garantisce il posto annichilendo il Lembeau Field mettendo il calcio da 51yard a tempo scaduto e dando la vittoria ai Bears: un calcio che annulla qualsiasi statistica se sei un tifoso Bears.
Certo è che del prodotto brasiliano comincia a far preoccupare la difficoltà fra le lunghe distanze: con la NFL che va sempre più stabilmente oltre le 45 e le 48y, Cairo ha mostrato una certa controtendenza mostrando della difficoltà a connettere oltre le 40.
COACHING STAFF
Ben Johnson era la pedina da prendere, ed è stata presa. Ryan Poles ha preso il frutto proibito della NFL e adesso è tutto da dimostrare. Dopo un morigerato arrivo ad Halas Hall con la famiglia, pare che Johnson abbia impostato da subito un ritmo forsennato ai camp, con gli insider dei Bears che hanno parlato di una intensità fisiologica che “non si vedeva dai tempi di Lovie Smith”. Logica poi a seguire la successione di entrate e di promozioni dei collaboratori provenienti da Detroit (Jt Barrett e Antwaan Randle) che oltre a mantenere dei rapporti consolidati inevitabilmente indebolisce la diretta rivale di division attualmente favorita per il seed n.1 per i PO.
Anche la presa di Dennis Allen è veramente da alto rating, esperienza da Super Bowl e da HC a servizio di un reparto storicamente super perfomante. Richard Hightower meritatamente riconfermato come Coach dello Special Team, senza infamia e senza lode. Chiudo con una pick che ho molto apprezzato andando a prendere un uomo di esperienza come Eric Bienemy, in parabola discendente come carriera, per andare a servire un reparto come quello dei RB che a Kansas City sta un po’ riscrivendo le regole del ruolo e l’interpretazione del gioco.
Record previsto: 10-7
La NFC North del 2025-26 rischia di bruciare innumerevoli schedine con una division di ferro fra 4 squadre agguerrite, fra le quali ovviamente spiccano i Lions, ma non sottovaluterei dei Vikings con un roster mostruoso e un quarterback alla sua prima esperienza fra i PRO dopo un anno in infermeria.
Paradossalmente, se si considera il potenziale dei Bears sembrerebbe quasi di poter dire che Green Bay avrà vita dura per non essere in coda: ma si sa, gli uomini del Wisconsin difficilmente chiudono una stagione in negativo senza sorprendere positivamente. I PO sembrano un obiettivo raggiungibile ma sarà durissima perchè in una situazione del genere sarà fondamentale vedere le altre division come ne usciranno, e una unica vittoria/sconfitta potrebbe essere determinante.
Le mosse fatte sono tutte giuste, forse si poteva fare anche qualcosa di più, ma siamo al limite della speculazione mediatica con il pelo nell’uovo. I Bears avranno bisogno di coraggio, pazienza e, per una volta si spera, anche di fortuna. Ma chi vi scrive ha visto tante stagioni condite da speranze tanto ottimistiche da paragonarsi a follie adolescenziali, mentre dell’attualità si può tracciare il progetto voltato a costruire una dinastia senza impegnare il futuro al diavolo, con una squadra competitiva a livello di nomi ed organizzata a livello economico, con pedine importanti senza esose esagerazioni. Che possa andare male fa perte del gioco. Fin qui si poteva e si dovevano fare delle mosse che per me sono state fatte.
Ora tocca al campo parlare.
BearDown, babies.
I nostri voti
Offense - 7.5
Defense - 8
Coaching Staff - 8
7.8
I Chicago Bears ripartono da poche certezze e tante scommesse con un nuovo Head Coach e i playoff che sembrano un obiettivo raggiungibile.





