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Redazione

Abbiamo iniziato nel 1999 a scrivere di football americano: NFL, NCAA, campionati italiani, coppe europee, tornei continentali, interviste, foto, disegni e chi più ne ha più ne metta.

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One Comment

  1. 1

    Paolo

    Bell’intervento, anch’io ho 49 anni come Gabriele e seguo i Redskins dalla stagione ’83 culminata col Superbowl XVIII, perso contro i Raiders. I Redskins quell’anno erano una corazzata: 14 vinte, 2 perse (entrambe per 1 punto), 541 punti segnati (record di allora, intatto fino al 1998), Riggins spesso unico RB, uno o due tight end e due o tre ricevitori (Art Monk e gli “Smurfs”, poi gli “Hogs”, una delle migliori linea d’attacco della storia, a spianare la strada. Joe Theismann (mio eroe di allora) una sicurezza. La difesa Canale 5 trasmetteva il Monday Night della ABC con Guido Bagatta (tifoso sperticato dei 49ers). In tempi in cui San Francisco e Dallas erano i campioni predestinati della NFC (salvo le fiammate di squadre con eccellenti difese come Giants e Bears), i Redskins di Joe Gibbs lasciarono un segno poco riconosciuto dai posteri: 3 Superbowl con 3 QB diversi (nessun Hall of Famer), senza avere Montana, senza avere LT, ma a bordo campo solo un umile allievo di Don Coryell che superò il maestro. Alla fine del Superbowl XVIII piansi, come il bambino che ero. Non sapevo ancora che mi ero innamorato per sempre.

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