[NFL] Super Bowl: dalla panchina dei Seattle Seahawks

A mente fredda, qualche giorno dopo la dolorosa sconfitta nel Super Bowl XLIX, i tifosi dei Seattle Seahawks e tutti gli appassionati che hanno seguito con entusiasmo l’ultimo, emozionante atto della stagione NFL 2014, stanno ancora cercando di analizzare la gara escludendo quell’ultimo, sciagurato momento, che ha regalato la vittoria ai New England Patriots.

Forse è impossibile prescindere da quella chiamata, ormai passata alla storia, fatta a venti secondi dallo scadere del cronometro. La parola che risuona nella mente di tutti, e forse anche degli autori di quella chiamata è: perché?

Richard Sherman SeahawksMa riavvolgiamo un attimo il nastro e proviamo a capire come, fino a quel momento, la partita di Seattle fosse stata più che positiva. La tanto lodata difesa aveva contenuto bene i Patriots per tre interi quarti di gioco. Certo, Rob Gronkowski e Brandon LaFell erano già riusciti a perforarli, ma due intercetti su Tom Brady non sono cosa da poco. Inoltre passare oltre al terribile infortunio occorso a Jeremy Lane è stato un segnale di grande forza mentale, che non tutte le squadre sono in grado di fare. La Legion of Boom, come da copione, non è stata testata più di tanto da Brady e non è riuscita a far valere la sua legge, ma Bobby Wagner al centro ha tirato fuori dal cilindro una prestazione assolutamente mostruosa, che più di una volta ha inceppato la macchina offensiva degli avversari.

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Come di consueto, i difensori di Seattle sono stati molto fisici, specialmente i defensive back nei tackle, ma non sono riusciti a spaventare gli attaccanti avversari che, dal canto loro, hanno dimostrato di avere coraggio e resistenza da vendere. Probabilmente ci saremmo aspettati qualcosa di più dalla pass rushing, che è riuscita a portare solo un sack su Brady e, alla lunga, è sparita dal match, complice anche il game plan studiato dal coordinatore Josh McDaniels, che ha visto Brady accelerare i rilasci e colpire al cuore i Seahawks.  L’esempio sono i due touchdown dell’ultimo periodo, con i quali i Patriots hanno ripreso il comando delle operazioni, che si sono basati sulle giocate di Gronkowski, Shane Veeren e, soprattutto, Julian Edelman, tre giocatori a cui non si è riuscita a trovare una soluzione.

Bobby Wagner SeahawksL’attacco dall’altra parte aveva giocato la sua onesta partita, riuscendo a cogliere il massimo dalla situazioni che si sono presentate. Russell Wilson aveva ben guidato i suoi, riprendendosi dal bruttissimo match giocato contro i Packers e, sull’ultima azione, le sue colpe sono pressoché nulle. Marshawn Lynch e Chris Matthews erano stati i due eroi fino a quel momento dei Seahawks, rispondendo colpo su colpo agli attacchi avversari. La miracolosa ricezione di Jermaine Kearse avrebbe riservato al numero 15 le prime pagine dei quotidiani nazionali e gloria imperitura, ma poi, inspiegabilmente, tutto ciò che era stato costruito in 59’ e 40’’ di gioco è stato spazzato via da una scelta, azzardata, che ha sfidato la sorte troppo ingenuamente e che è stata punita.

Aldilà delle motivazioni logiche che stanno dietro a quella chiamata (i Patriots avevano una formazione debole sui passaggi; era uno schema studiato e già eseguito; Ricardo Lockette era l’uomo giusto per ricevere quello slant; Malcom Butler ha fatto un miracolo), la scelta di Darrell Bavel e Pete Carroll è stato un peccato di hubris che, purtroppo per loro e per tutti i Seattle Seahawks, è già passata alla storia come «la più stupida chiamata della storia del Super Bowl».

Riprendersi da una sconfitta del genere non sarà facile, ma guai a pensare che i Seattle Seahawks siano una squadra allo sbando. Conoscendo il carattere di alcuni membri della squadra, siamo sicuri che si ripresenteranno ai nastri di partenza più affamati e agguerriti che mai, pronti a lavare l’onta di questa sconfitta.

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Gabriele Balzarotti

Appassionato di USA e sport americani fin dall'adolescenza, le leggendarie imprese di Ray Lewis hanno reso la mia anima black and purple. Mente dietro alla "Strada verso il Draft", fucina di schede sui giovani talenti che arrivano in NFL, e conduttore di Podcast verso il Draft.

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7 Commenti

  1. in ogni caso io difendo Carroll per la chiamata finale, coerente con la sua filosofia di gioco

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